sabato 24 dicembre 2011

Credo.

Inizio questo post natalizio (Buona Festa del Consumismo, a proposito) analizzando una tematica che improvvisamente si è profilata nel mio panorama di esperienze giornaliero. Per dirla in soldoni, qualcosa che mi è appena capitato e che ho deciso di raccontare e discutere con me stesso.
I nostri vicini/amici/parenti/conoscenti che vengono a scambiare quattro chiacchere in salotto in occasione delle feste sono una componente semi-obbligatoria delle festività in casa mia. Di solito me ne tiro fuori, o faccio una breve sortita in salotto per salutare, scambiare anch'io quattro chiacchere, e poi ritirarmi nuovamente nelle mie abituali attività: xbox, computer, disegno, scrittura, lettura, compiti (risata trattenuta a stento, alternata a disperati singhiozzi). Il punto fondamentale del riallacciare per brevi sprazzi delle amicizie affievolitesi nel resto dell'anno rende le festività simpaticamente e ipocritamente salutari, a prescindere dalle implicazioni tradizionalistiche, o per meglio dire, usando le parole degli Uochi Toki, Generazioni intere di devoti dei dualismi, generazioni intere di devoti delle generazioni – sono le barriere dei patriarchi nei confronti di noi maghi.
Ma non stacchiamoci troppo dall'argomento. I vicini sono simpatici, non esagerati, non altezzosi. Simpatici. Ma se uno non vuole andare alla Santa Messa di Natale, non vuole professarsi cristiano, non vuole unificarsi ad una massa di pseudocredenti (spiegherò più in avanti il perché del termine), ebbene, bisogna consentirgli di mantenere la propria opinione e i propri desideri. Un mio cortese ma fermo diniego all'uniformità di credo è stato accolto con una tipica reazione da convinto cristiano: "E allora in che cosa credi?" Evidentemente in qualcos'altro che mi pare più plausibile, più sensato e più accattivante, oppure in nulla di irrazionale. Non esiste solo il Cristianesimo, sai? Solo per parlare di altre multinazionali del credo monoteista, ci sono l'Islam e l'Ebraismo. Per i politeisti abbiamo le fantastiche vacche dell'Induismo, i demoni e gli spiriti dello Shintoismo e così via. Ma queste sono ancora religioni canoniche. Il vicino torna all'attacco con il problema della veridicità della religione cristiana: "Non puoi negare che Gesù Cristo sia esistito." Non lo sto facendo, sto negando che sia stato un Dio in terra. Per quello basto io. "Ma abbiamo le prove del fatto che Gesù ha compiuto veri miracoli." E dove sono le prove? "Sono scritte nella Bibbia" risponde. Uau, amo le prove delle religioni che si basano sulla testimonianza di chi deve dimostrarlo in primo luogo. Ha senso come dire che io sono Dio perchè lo dico io. Non che questo sia sbagliato, per carità. Il relativismo gnoseologico trova una risposta a tutto.
"Ma quindi staresti dicendo che la Bibbia è un semplice libro?" dice mia madre. Caspita, l'ha capito? No, purtroppo, è indignata come gli altri. Io allora faccio notare che è un fantasy, o per meglio dire un'opera di epica, tanto quanto il Silmarillion di Tolkien, o che un'opera fantasy come le Cronache di Narnia siano un'allegoria fantasy di questo libro. Loro licenziano con una risata questa giustificazione: sembra evidentemente che la mia idea sia infantile, tipica di un bambino. Ma si sa che sono i bambini a credere in modo pedissequo a tutto quello che è stato loro insegnato sui massimi sistemi, perchè le loro menti non hanno voluto tentare di afferrarli da sè. I dogmi nascono dalla pigrizia di coloro che non vogliono scoprire da soli. Non che sia necessariamente un male: se una persona si imbarcasse nell'ardua impresa di scoprire da sola tutto ciò che la circonda, finirebbe sempre per avere un'impostazione quanto meno primitiva. In questo la collaborazione e la società umana hanno un ruolo positivo.
Ma torniamo ancora una volta sull'argomento della religione. Arrivato il momento di andare alla messa di mezzanotte, vengo veementemente invitato a partecipare. Declino l'offerta, esposta prima per il concetto di credo ("dai che è un periodo di contestazione") e poi per realismo pragmatico ("dai che ci fai compagnia"). Parlo con mia madre, irremovibile: "Mamma, non ci voglio andare perché non ci credo" e lei risponde dandomi prova che la mia filosofia dell'ipocrisia che muove il mondo è più sensata di qualsiasi cosa lei possa dire come molti conlinguanei, che costruiscono muri con l’onestà intellettuale, con un’idea impersonale di spontaneo e naturale (altra citazione degli Uochi Toki):
"Che vuoi che sia, tanto lì in chiesa ce ne sono tanti che ci vanno ma non ci credono..."
Lasciamo cadere un velo pietoso. L'affermazione dell'ipocrisia del credo è un'uccisione della fede. La religione, per quanto ci si possa girare intorno, è una questione di fede: una questione personale. La fede, o ce 'hai, o non ce l'hai. Bisogna credere in un dio, altrimenti la religione è un insieme di tradizioni, ordini, divieti, tabù e compromessi con la scienza imperante. Il dio ha bisogno di fede, di credenti; altrimenti i credenti iniziano a credere in un'istituzione, che ingloba il dio, il concetto divino, l'idea, e lo soffoca, uccidendolo e sostituendolo con un idolo, una statua, un simbolo, un ideale vuoto. E badate bene, queste non sono idee mie: le ha scritte Terry Pratchett in Tartarughe Divine (in inglese, Small Gods). Un'ottimo modo di vedere sensatamente la religione.
Che dire? Non ci sono andato. Mi sento, ancora una volta, in debito verso gli Uochi Toki, e chiudo con loro, ossia in bellezza:
Non ho mai letto la Bibbia e trovo la vostra interpretazione degli scritti imprecisa e pedissequa. Tenere l’etica in un libro mi fa abbastanza schifo. Non condivido il motivo che vi porta al rifiuto delle trasfusioni; apprezzo invece che andiate a proporvi casa per casa, che non abbiate una chiesa vera. Fate breccia in chi è dubbioso, non in chi è pervaso da un forte credo religioso. Fate proseliti spargendo questa idea di male, retorica e rudimentale. [...] forse no, forse sì, cosa voglio? Cosa mi manca? Quale altra domanda soddisfa questo buco nello stomaco? Fame di espansione? Oh no. Cosa c’è? No, no, niente. No, adesso lo dici! Forse… Cosa? Forse... credo in Dio? Non l’avrei mai detto! Probabilmente il punto è questo: tutto ciò che mi rende incompleto ora ha un nesso: Dio, la suprema risposta a ogni quesito, il momento in cui dico “adesso ho capito”. Sì, ne sono certo, io credo in Dio, Diosordine! Ora come faccio a dirlo a mia madre, a mio padre, a mia sorella, ai miei amici, come faccio a spiegarlo ai concerti? “Ehi ragazzi, credo esista un essere superiore che ha generato tutto!” Beh, no, aspetta, aspetta: io sono un mago, Dio non può essere un mago! Dio è stata la scintilla che ha portato l’Universo ad essere generato, non può essere una persona, non può assomigliarmi come umano, non può avere la barba, il triangolo in testa, l’abito bianco – no, questo non è il mio dio. Il mio dio è un’entità con la coscienza, una forza che scorre e permea tutte le cose – no, nemmeno così, altrimenti sarebbe solo una morale da opporre al caos, e a me il caos piace un po’. Quindi cos’è Dio per me? È un insieme di forze – quindi sono politeista! Non dire cazzate, forze come energie disseminate nell’universo, nel Sistema Solare. Quindi Dio è negli elementi, è un legame di tutto ciò che esiste, un algoritmo complessissimo? Sì, va bene pi greco, vai a prendere il trapano: la matematica mi piace ma non ho voglia di studiarla – cos’è, se non risolvo un integrale Dio si arrabbia? E cosa succede, prendo 5 nel compito? E quando arriva il messia? Quando gli scienziati che stanno studiando riescono a chiudere l’M-teoria? Hai ragione, forse non credo in Dio, sono solo una persona molto disordinata a cui non basta mai lo spazio. Sbagliato! Tu non sei una sola persona. Giusto! Hai bisogno di parlare con qualcuno di esterno al tuo sistema che identifichi con il vocabolo gli altri. Per parlare di cosa? Ma è ovvio, della giornata in cui hai creduto in Dio per due minuti, la giornata in cui ho creduto in Dio per due minuti, la giornata in cui ho creduto, la giornata…
Stacco. Le luci si spengono, si chiude il sipario. Forse anche gli dei sono attori di un palcoscenico a parte, come noi. Forse il mio dio è uno degli attori secondari, forse l'attore comico, il servo, il ladro, il bugiardo, il giullare, il re dei folli che canta la verità sotto veli di menzogna. Forse non esiste alcun dio al di fuori della nostra fantasia. Forse esiste in misura della nostra fede, un carburante in esaurimento altalenante, un petrolio spirituale per i motori immobili.

venerdì 23 dicembre 2011

Napomachò

Oggi mi sento molto critico. In senso greco, dal verbo krino, ossia giudicare, scegliere. Ergo, sceglierò di sottoporvi un trailer di un film e l'analisi di un videogioco del passato. E niente disegni, stasera, ragazzi. Solo link a video stupidi.
Il trailer in questione è il sequel di un remake. Orribile da sentire, nevvero? Tentare il colpo grosso è qualcosa di difficile, soprattutto con un film del passato come Scontro fra Titani; eppure, nonostante il colossale flop (eguagliato, secondo me, solo da Eragon, e gli sta bene) vediamo profilarsi sugli schermi un nuovo episodio tutto nuovo: Wrath of the Titans.
Vediamo il fantastico Liam Neeson (inutile dire che per me lui resta sempre Qui-Gon Jinn) ancora una volta nei panni di Zeus, e al solito quel tizio che interpreta qualcosa che dovrebbe essere simile a Perseo. Ma che, ovviamente, non lo è. Al solito c'è una tipica donna in vesti succinte dalle capacità belliche paragonabili solo all'irrefrenabile desiderio sessuale che ispira nei protagonisti maschili. Al solito, ci sono epiche scene di battaglia che non stanno né in cielo né in terra. E ovviamente, gli spazi e i tempi vengono impiegati liberamente. Già in Scontro fra Titani si affronta un viaggio di chilometri e chilometri in un fotogramma, senza alcun ritegno.
Che dire? Non basterà fare mostri più fighi. Sono rimasto lievemente impressionato dai mostri rivelati nel trailer, ma non basterà a comprare il mio assenso. Speriamo che un sequel, meno legato al suo precedente a motivi di copione e di sceneggiatura, risulti meno penoso, meno peplum, se tale si può definire, e soprattutto meno film d'azione americano.
Avviciniamoci invece ai videogiochi del passato. Passato in diversi sensi, perché sto parlando di una delle chicche della mia pre-adolescenza, un mio rito di iniziazione alla violenza videoludica e una violenza indiscriminata alla storia romana.
Sto parlando di Shadow Of Rome, videogioco per Playstation 2 di origini più giapponesi che italiane. Questo piccolo capolavoro della violenza gladiatoria riprende canoni già famosi di violenza nella storia greco-romana con chiari riferimenti a violenza strappa-arti di rilievo internazionale come God of War, la saga del guerriero spartano che noi tutti conosciamo per il suo alto grado di sensibilità verso la libertà del sangue altrui di circolare al di fuori dei propri vasi sanguigni.
Shadow of Rome strizza l'occhio, contemporaneamente, anche ad un altro più famoso trionfo videoludico, un classico che dubito che avrete dimenticato: Metal Gear Solid. Shadow of Rome è solo un aspirante alla gloria, e tenta continuamente la scalata alla fama attraverso fasi di combattimento brutale alternate a missioni stealth dove Ottaviano, il futuro Augusto, si traveste da donna, da soldato e da quant'altro per scoprire l'assassino di Cesare.
Molto altro si potrebbe dire su questo gioco, ma il suo esoterismo assurdo nella scelta delle armi (la Magnus su di tutte: uno spadone lungo due metri e mezzo e largo uno) e dei boss nemici (una donna calva accompagnata da corvi talebani, un pigmeo a cavallo di un elefante da guerra e Morgan) supera ampiamente qualsiasi altro gioco. In particolare, i due folli gemelli watussi egiziani armati di lance, Zedo e Gedo. Ricordo ancora le loro folli acrobazie e quanto fosse impossibile per me e per i miei amici affrontare quei due bastardi. Poi, come se non bastasse, le loro incomprensibili frasi senza senso, come Makalè, Napomachò e quella che chiamavamo senza particolari motivi la Carica Svedese, una mossa combinata eseguita urlando come due checche isteriche. Terrificante, davvero. Però il gioco forniva ampio margine di sollazzo e di relax nello smembramento sistematico nei nemici in centomila modi diversi, ognuno migliore dei precedenti. I nomi delle combo, o raffiche, come venivano chiamate, erano anche piuttosto suggestivi.
Non trovo altro da dire. Però vorrei giocarci di nuovo.
E così il post si chiude, senza particolari conclusioni, se non un grido di battaglia nella notte e un Napomachò che preannuncia il silenzio.

lunedì 19 dicembre 2011

Liste puntate.

-Oggi è morto un dittatore, è già in via di rimpiazzo, e non cambia assolutamente alcunchè qui da noi, eccetto che per il carico di news in tv e sui giornali. Improvvisamente mi domando se la mia amica Kim fosse coreana del nord o del sud. Potrebbe fare una certa differenza.
-Oggi Goku ha incontrato Arale in un crossover inquietante (l'ho visto per caso, lo giuro). Pensare che con le varie distruzioni del pianeta Terra anche Arale e Slump sono morti altrettante volte mi fa sentir meglio.
-Oggi mamma ha sproloquiato qualcosa di giusto. Ma in latino. Evidentemente l'apocalisse si avvicina.
-Oggi una ragazza fermamente credente nella religione cristiana cattolica, posta dinanzi al concetto di infinito, introdotto nei limiti, ha esclamato: "Ma come fa ad esistere qualcosa che non si riesce a concepire?" La mia risposta "Beh, c'è gente che lo fa da due millenni" mi rende fiero di me stesso.
-Oggi la gente, ancora più affamata di contrasti inter-classe, si è scannata. Io mi sono unito all'orgia di pugnalate alle spalle solo perchè mi hanno chiamato in causa dicendo che OHMMIODIO MASSACESI DISEGNA IN CLASSE TUTTI I GIORNI e perchè in fondo mi mancava un po' di sana ultraviolenza.
-Oggi, in Oblivion (ebbene sì, ritorno al passato nel periodo dell'uscita del futuro) ho allegramente ucciso Azani Cuorenero, e chiuso un paio di Cancelli di Oblivion. Con l'incantesimo di Invisibilità è davvero troppo facile. Sul serio. Ancora una volta, inoltre, la Dawnfang/Duskfang è un'arma troppo sgrava. In un mondo in cui le armi magiche funzionano a cariche e suddette cariche consistono anime condensate di gente uccisa, un'arma che ogni volta che passano SOLO SEI ORE si trasforma da fuoco a freddo e viceversa ritornando a cariche piene è l'equivalente di una bomba atomica. Non vedo l'ora di vedere cosa hanno messo in Skyrim di altrettanto immane. Ma mi hanno detto di una maschera che porta nel passato. Prince of Persia Warrior Within, ne sai niente?
-Oggi ho ascoltato un bel po' di Murray Gold, in particolare la Quinta Serie di Doctor Who. Murray Gold ha permesso la proliferazione delle colonne sonore interattive con i controcazzi. Soprattutto quelle dell'episodio di oggi delle repliche, quello dei Vampiri di Venezia. Però non c'è il tocco di Moffat. Se fosse stato lui, a quest'ora Twilight sarebbe povero, bistrattato e dimenticato. E la gente guarderebbe Doctor Who rendendo la BBC del Galles riccherrima.
-Oggi mi andava di scrivere tutto in liste puntate, quindi l'ho fatto.
-Oggi sono frugo.
-Oggi.
-Ciao.

mercoledì 7 dicembre 2011

Ancora niente da dire.

A quanto pare no. Sono ancora a corto di argomenti, ho solo voglia di scrivere, ergo ciò che mi verrà in mente uscirà fuori come un fiume in piena, privo di argini sufficienti a contenerlo.
Ok, forse non un fiume in piena. Un corso impetuoso?
Un ruscello allegro?
Ok, un rigagnolo.
Ora è occorsa una pausa di un paio di secondi per decidere. Non avendo trovato alcunchè di cui parlare, i miei neuroni hanno detto: d'accordo, allora facciamo un po' di metaletteratura internettiana: parliamo di come stiamo mettendo insieme questo ammasso di nulla. O per meglio dire, di gnente. Da notare come il gnente sia un termine particolarmente specifico nell'indicare l'accidiosa assenza di qualcosa, un'assenza pigra, come quando i miei compagni di classe arrivano in ritardo, o quando l'autobus non passa. Quando passa in fretta, invece, mi esercito nei cento metri piani mentre lo inseguo.
Oh, ora mi sovviene il fatto che oggi sia il mesiversario del giorno in cui io e la mia ragazza ci siamo messi insieme. Sono fricchettosamente contento anche per altre ragioni:
1) Grazie ai pagani, domani è festa, ergo niente scuola;
2) Ho fatto pace con una mia amica che, ahilei, non apprezza l'humor nero (leggasi: far pace equivale a non dire humor nero davanti a lei. Riderò comunque delle disgrazie del mondo dentro la mia testa, e su questo blog).
3)Il mio simpatico amico si sta disfacendo ancora dei suoi manga e me li rifila a velocità impressionante. Oggi ho ricevuto in massa One Piece, che già leggevo su Internet. Ora, non giudicatemi, so che molti di voi lo fanno, perciò andate a leggere l'ultimo capitolo e indignatevi per quello che sta saltando fuori su Poseidon.
4)Un mio ex-compagno delle elementari che ho rincontrato da poco segue diversi manga, ergo ha la mia approvazione.
5)Sono frugo.

6)In questi giorni ci sono state un sacco di nuvole molto belle in cielo, e siccome io sono uno di quei tipi che hanno sempre la testa fra le nuvole, appunto, mi piace star col naso all'insù a guardare le sfumature di luce rossa e arancione al tramonto. Come disse Lucifero nell'epilogo della Stagione delle Nebbie di Sandman, il tramonto è fantastico. Non ce ne sono due uguali.
7)Sono frugo.
Non ho più voglia, amen. La prossima volta recensirò qualcosa di nuovo sulla musica, sulla letteratura e (forse) sui videogiochi.
Chiudo con questi due disegni: il primo è più vecchio del secondo, ma il secondo rappresenta uno che è più vecchio del primo.
Amo i paradossi e le contraddizioni.
E sull'onda degli effetti delle Paradox Machines, vi ricordo che arrivano i tamburi.

lunedì 5 dicembre 2011

Non ho gnente da dire.

Vero, gnente da dire.
Nulla eccetto un paio di cose.
Prima: mi sono assuefatto a Battle Angel Alita. Mi piace un sacchissimo, e anche Last Order, il suo seguito molto shonen. Nonostante sia shonen, appunto. I disegni sono superbi, le citazioni variegate, spazianti dai campi della filosofia, della fisica, della biologia, della psicologia e di qualchecosaltrologia. Il concetto di umanità si fa strada sempre meno col passare di Last Order, ma Battle Angel resta un capolavoro anche a livello di avo cyberpunk delle nostre conoscenze di fantascienza. I personaggi di Battle Angel sono caratterialmente più piatti nella loro emozionalità e più descritti in profondità sono solo i principali, con una perizia ancora ingenua, come il tratto stesso dell'autore, che è comunque molto capace già nei primi numeri. Last Order richiama invece i tipici canoni shonen e ha anche molti personaggi fuori dal comune, e un livello di perizia combattiva non indifferente. Quanto mi lascia un po' scontento, tuttavia, è il processo trasformativo e metamorfico di Alita, che ricorda molto gli stadi di trasformazione bruco-crisalide-farfalla con degli immediati cambiamenti, drastici e certe volte anche un po' troppo semplicistici, tipici dell'uber-sayanizzazione dei protagonisti nei combattimenti. Anche il personaggio del Colonnello Pain, assurto a lato oscuro di Alita dopo cinque minuti che l'ha conosciuta ed è morto (LOL), mi pare un po' campato per aria. Mi piace invece sempre di più Desty Nova, che in tutte le sue molteplici incarnazioni mi appare simile in tutto e per tutto al buon Optus Warhole. Mi piacciono sempre, i geni psicopatici megalomani con un narcisismo tale da clonarsi più e più volte.
E poi c'è lui. Non cliccate se avete problemi con strani cyborg erotomani assassini psicopatici senza pelle. Lui è così folle da farmi morire letteralmente dalle risate, davvero.
Passiamo poi alla mia ragazza, che probabilmente sarà la prima a leggere quanto scrivo. E forse anche l'unica, se tutti voi non mi pubblicizzate. Il messaggio per lei è: Ti amo, e tanto. Fine del messaggio. Non riesco ad essere troppo sdolcinato in messaggi aperti a tutti, quindi di solito facciamo i pucciosi al telefono o su skype. E poi ci vedremo Doctor Who perchè noi valiamo.
Al momento non mi sovviene nient'altro.
Ah, sì, ecco: due nuovi album da recensire:
Il primo, Here And Now, dei Nickelback, mi fa sollevare un sopracciglio in profondo disprezzo. Mi piacciono abbastanza This Means War, When We Stand Together e Lullaby, ma quasi tutto il resto mi pare quasi da buttare. Seriamente, non vedo nulla di innovativo, hanno ripreso quello che avevano fatto in Dark Horse (anche lì, abbastanza riciclabile, anche se più apprezzabile) in modo più neoclassico. E sappiate tutti che per me neoclassico in questo caso indica un insulto pesante.
Il secondo, Dannato Vivere, dei Negrita, mi sorprende un po', ma poi analizzo i suoi precedenti e mi rendo conto che c'è senso in quello che hanno prodotto. Come per gli album precedenti e in particolare Rotolando Verso Sud (epico, a mio dire) vediamo l'influenza straordinaria dell'America del Sud, vediamo in Dannato Vivere l'influenza dell'America del Nord, quella degli States, quella a mio dire un po' stereotipante e stereotipata. Fortunatamente i Negrita non sono stupidi e non si lasciano traviare troppo, a mio dire, da quelle influenze troppo elettronicheggiose. Certo, in Junkie Beat si sente il sincopato (si dice così? Sono un niubbo per la musica) eco di culture che nulla hanno da spartire con l'America Latina, ma va bene così. Sono molte le tracce interessanti, fricchettose, e anche delle buone canzoni calme. Da sempre, però, il testo è quello che mi prende di più. La musica leggera è potentissima e Per le vie del borgo sono poesia in musica per me.
Con questo chiudo. I disegni che ho postato sono sicuramente una figata, quindi comepnsano per la mancanza di argomenti di oggi.
Boh, ciao.Inserisci link

martedì 22 novembre 2011

Fumare a scuola nuoce gravemente alla mia pazienza. MEMENTO MORI.

Introduciamo l'argomento saliente di oggi. Preso da ieri. Ossia che se n'è parlato ieri in assemblea d'istituto a scuola, e che non avendo tempo ieri, affronterò oggi.
I poveri, derelitti, abbruttiti fumatori della scuola si disperano da anni e anni, costretti a fumare nei bagni, contemporaneamente avvolti dall'ansia di essere scoperti se fumano in cortile (dove li aspetta una multa salata) e dall'attanagliante senso di colpa per dover appestare i bagni dove anche i loro compagni non fumatori vanno a soffocare, tentando di urinare.
Va da sè che il termine attanagliante di poco prima assume qui la valenza straordinaria di praticamente nullo. Infatti, tanto è il loro interesse a salvaguardare i polmoni di chi non c'entra niente con il loro vizio, da difendere strenuamente questo vizio in assemblea. Protagonisti, alcuni degli stessi rappresentanti d'istituto, che, cito in maniera approssimativa, "non giustificano, ma comprendono". Il che significa che non hai espresso altro che una supercazzola da politico: hai detto quattro parole, di cui nessuna definisce una posizione sicura. Ma soprassediamo.
E se quegli abietti bastardi senza cuore dei non fumatori perseverano nella richiesta di avere i bagni liberi dai fumatori e dal loro fetor di sigaretta, gli amici di Marlboro&Co insistono nel proporre che si crei uno spazio in cortile per i fumatori. Il cortile è ampio, dicono, di tutti quei metri quadrati non se ne può dare neanche una decina a chi, a suo rischio e pericolo, vuole farsi una sigaretta?
Personalmente io sarei d'accordo a dare un'area di libero suicidio, in generale. Ma poichè esiste una regola, che dice che è proibito fumare negli ambienti scolastici e nei cortili dei suddetti ambienti, perchè quei simpatici fumatori devono piegare le regole solo in virtù della loro dipendenza?
Io posso capire queste persone, perchè noi fumatori abbiamo un bisogno fisiologico, è una dipendenza, e se vogliamo rischiare di perdere un quarto d'ora o anche più per fumare, è affar nostro, non vogliamo essere puniti per voler fumare.
Lì mi sono improvvisamente sentito un membro di Quitters, Inc. Chi di voi ha letto quella breve ma toccante storia di Stephen King, saprà che cosa intendo. Vi basti sapere che usano il principio del cane di Pavlov per far smettere di fumare. Li approvo. Come ci insegna giustamente il buon signor Donatti in quel racconto, il fumo è una droga. Possiamo girarci intorno, definirlo un vizietto, un difetto, ma la cruda realtà è che è una droga. Chi fuma è un drogato. Ha un tasso di ricaduta superiore a quello della ricaduta nell'eroina, che giustamente è definita una droga pesante. Eppure, solo per il fatto che quando si scoprì che il fumo dava dipendenza era ormai troppo tardi e le lobby del tabacco erano già troppo potenti, ora permettiamo che sia smerciata una droga ancora più difficile da debellare delle altre. Ridicolo, vero? Un'altra delle meravigliose ipocrisie del nostro tempo, che ci portiamo appresso dai decenni passati. Con la fondamentale differenza che ora iniziano a vedersi sempre di più gli effetti sulle lastre ai polmoni.
Dunque, caro simpaticone che difendi il diritto di uno spazio per i fumatori, ricorda sempre che dovrai batterti anche per lo spazio per i cocainomani, i ganjofili, gli eroinomani, gli strafatti di crack, di LSD, di funghi allucinogeni. Ogni minoranza del grande mondo dei fattoni ha diritto ad un quadretto di spazio in cortile. Nel cortile di una scuola.
E poi ci domandiamo perchè sia solo uno a gridare "Questa è una scuola! Deve avere un valore educativo!"
Ah, l'ipocrisia.
Ma diamoci un taglio e passiamo a parlare di qualche cosa di nuovo.
Alita.
Ho ricevuto un dono inatteso, assai gradito: un certo numero di volumi di Battle Angel Alita e uno più ingente di Alita: Last Order. Sono rimasto molto sorpreso dall'elevato livello di disegno dell'autore, e ho formulato questa teoria, o se preferite, una fiaba saggistica:
C'era una volta, un paese piccolo di montagne che sorgeva dal mare. Si chiamava Giappone. Molte persone in quel paese scoprirono le meraviglie del fumetto, e decisero di cimentarsi per crearne di propri. Li chiamarono manga. Questi autori si facevano chiamare mangaka. Fra loro, c'erano solo due categorie: quelli che avevano uno sconfinato talento artistico, visibile in ogni linea dei loro meravigliosi racconti, e altri che per anatomia, fisica, e altre arti figurative, erano rimasti all'asilo, ma che avevano abbastanza fantasia e riuscivano a creare storie quantomeno avvincenti.
Io, personalmente, prendo ad esempio di queste due correnti rispettivamente Berserk e Captain Tsubasa. Sappiamo tutti quanto impegno metta Miura in ogni tavola al fine di mostrarci tutto lo splatter medioevale di cui è capace, e quanti di noi abbiano seguito le avventure di Oliver Hutton pur sapendo che qualcuno doveva aver costruito male quei campi da calcio immensi e collinari e quei palloni-boomerang così stranamente aerodinamici. Fatto sta che al giorno d'oggi i mangaka si sono riprodotti, hanno imparato e prosperano tuttora. Imparando dall'una e dall'altra scuola, i loro stili si sono fusi: ora la qualità si è uniformata (ma i diversi stili esistono ancora) e le trame sono un po' bucherellate o ovvie, ma abbastanza avvincenti da seguire. THE END.

P.S: ne approfitto come sempre per dire che amo la mia ragazza e che se non commentate, puzzate.

mercoledì 16 novembre 2011

Felicitas felicitatem invocat.

Se avete letto Duma Key di Stephen King, avrete riconosciuto la citazione. Fatto sta che, come avrete notato, son felice. Dilaniato dalla sofferenza della lontananza della mia ragazza, ma felice. Oggi volevo parlare ancora una volta di Necron, ma anche di scuola, di ipocrisie e di Terry Pratchett, oltre che di altri temi, se ce ne sarà spazio. Temo di no, tuttavia. Preveggenza.
Iniziamo con uno degli ultimi spazi di recensione del nuovo codex Necron, che si apre con l'analisi di due unità d'èlite particolarmente paurose: le Necroguardie e i Pretoriani del Triarcato. Entrambe le unità sono qualitativamente equiparabili agli stessi Necron Lord e Overlord, con la carenza di qualche attacco e di ferite aggiuntive. Infatti, pur essendo dotati di Forza e Resistenza 5, di Tiri Salvezza 3+ e costando 40 punti per modello, hanno solo una ferita e un attacco. Le Necroguardie, in realtà, ne hanno due, ma solo perchè sono esclusivamente da corpo a corpo. In realtà, anche i Pretoriani lo sono, sebbene siano anche Fanteria Volante e abbiano armi a breve-media gittata, sempre finalizzata ad atterrare sui nemici dopo la fase di Tiro per somministrare la proverbiale gragnuola di mazzate. Le Necroguardie hanno un approccio più flemmatico, ma ugualmente violento, visto che scelgono di mietere allegramente fanteria e veicoli con le falci da guerra o solo la fanteria con le spade potenziate (o iperfasiche, come le chiamano i Necron). Perchè mai, vi chiederete, un'unità che potrebbe attaccare a Forza 7 e penetrare i veicoli come una Creatura Mostruosa, sceglie di abbandonare tali privilegi?
La scelta va ricercata nell'altra mano, quella che non brandisce la spada iperfasica. Ed ecco che spuntano gli scudi a dispersione, enormi lastre laser che oltre a conferire un comodissimo Tiro Invulnerabilità 4+, deflettono un attacco da tiro che non è andato a segno contro un nemico qualsiasi. Ed ecco che improvvisamente i fucili termici si pentono di aver mirato l'unità.
Ora, passiamo ai Pretoriani. Non abbiamo Tiri Invulnerabilità, diranno orgogliosi, perchè in compenso voliamo e abbiamo un bastone di energia che ha una gittata misera ma una potenza incommensurabile. E se non bastasse, gli allegri Pretoriani possono scambiare quest'arma rappresentativa con una lama del vuoto e una pistola fotonica. La prima non sarà potenziata, ma è comunque Dilaniante e ha Colpo Entropico (per ulteriori dettagli su questa regola uber-powered non avete che da leggere i post precedenti). La seconda, come se non bastasse neppure la prima, è una pistola a forza 6 e VP 5. E ha persino una gittata raddoppiata rispetto al Bastone dell'Alleanza, l'arma rappresentativa di poco prima, che vanta sì forza 5 e VP 2, ma ad una distanza di soli sei pollici, praticamente un'inezia per preannunciare gli assalti. Insomma, con questa pratica scelta di pistola e lama, i Pretoriani guadagnano un attacco, divengono competitivi contro veicoli e fanteria allo stesso modo, e diventano una delle più forti (seppur costose) scelte èlite di Fanteria Volante.
Ma basta con questi cadaveri cibernetici. Passiamo ad una disquisizione sulla scuola.
Domani si terrà una manifestazione studentesca con la quale gli studenti della mia città, riunendosi in piazza, faranno sentire la loro voce contro le ingiustizie che ancora vigono nel panorama dell'istruzione italiana. In occasione di questo, ho avuto modo di analizzare la posizione, se non della media delle classi delle superiori, quanto meno quella della mia classe. Ho notato un crescente senso di ipocrisia e di opportunismo, un sordido attaccamento all'utile immediato del voto, del compito, della valutazione. Non fraintendetemi: io stesso sento questo attaccamento; e non fraintendetemi neppure in questo: si tratta di un attaccamento pragmatista, checchè ne dicano professori ed altri alunni. Nell'attuale sistema scolastico, si impara per essere giudicati, si impara per essere selezionati, e spesso e volentieri non si impara neanche quello che si voleva veramente, ma solo piccoli frammenti nozionistici da sfoggiare sul registro, un programma fatto per inscatolare la conoscenza nella burocrazia. Per questo la gente studia in ansia, nel terrore dell'interrogazione, del compito. Il modo di porsi degli insegnanti, per quanto aperto, per quanto accogliente, sarà sempre destinato a scontrarsi con l'innata ipocrisia del dover consegnare il foglio del compito, di dover vergare con mano giudiziosa il voto che condanna o che eleva. Questa, cari miei, è ipocrisia. Non condanno i professori per questa ipocrisia, è intrinseca nel loro lavoro: più che altro, l'ipocrisia degli studenti che vanno a ripararsi dietro le manifestazioni studentesche per evitare i compiti. Non li odio, ma vanno dette certe cose. E con questo chiudo la questione della scuola e dell'ipocrisia. Ho già detto abbastanza.
Passiamo infine alla letteratura. La mia ragazza (che, essendo la mia ragazza, non poteva essere altro che geniale) mi ha consigliato di leggere la saga dei Maghi di Terry Pratchett.
Da dove partire? Direi che sensazionale è un termine adatto per un inizio. Il personaggio di Scuotivento esemplifica un anti-eroe pigro e fantasticamente dipinto per quello che veramente sono i pigri, gli ultimi, i mediocri con un ruolo da protagonista: non crescono, non maturano, non migliorano: sopravvivono.
Anche gli altri personaggi sono particolarmente ben delineati: la Morte è un sarcastico e solenne aspetto del tristo mietitore che trasuda umorismo non voluto. Hrun il Barbaro mi sorprende per l'assonanza che mostra in alcuni punti a Conan (ovvio) ed Elric (più sottile). La conoscenza stessa di Pratchett è impressionante, visto che cita, gioca con le citazioni e sbugiarda i miti più segreti o più conosciuti dei nostri secoli, riproponendoci i mostri lovecraftiani, gli dei falsi e bugiardi, il Campione Eterno e la sua Spada Nera, le cosmologie assurde nate sulla base di immaginifiche teorie dello spazio e del tempo. Il tutto, condito con una conoscenza ben più terrena, ben più moderna, che cozza senza infrangersi con questo universo fantastico, ma vi si fonde come plastilina con gomma pane. Un miscuglio non molto apprezzabile. Fortunatamente, l'umorismo pungente di Pratchett rende gustoso anche un caotico miscuglio del genere e ne ridistribuisce le parti in modo organico. Dopo poche righe ci si rende conto che il Mondo Disco ha abbastanza senso da poter rivaleggiare con altri fantastici universi di umorismo, causticità e follia sobria.
Da comprare e da leggere, direi se venissi pagato per pubblicizzarlo. Ma siccome ciò non avviene, vi consiglio di trovare una ragazza bella, nerd e simpatica, di innamorarvene come ho fatto io, e di prenderli in prestito da lei. Siate ovviamente educati, prestatele qualcosa a vostra volta.

giovedì 10 novembre 2011

Necron & Love

Oggi si apre con note positive. Tutti voi avrete notato la presenza di un certo fattore romantico negli ultimi tre o quattro post. Il fatto che fossero indirizzati a far notare il mio affetto all'interessata è una bugia infamante e basata solo su false supposizioni *guarda in giro e fischietta con noncuranza* ma ciononostante l'effetto ottenuto è stato quello sperato. Ora ho una ragazza e una ragazza ha me. Se state leggendo queste righe, che qualche dio vi aiuti. Io e lei potremmo generare qualche anomalia quantistica (ci stiamo lavorando sopra) qualche vortice spazio-temporale (abbiamo già dei risultati) e uno o due buchi neri nel cyberspazio (puramente inintenzionali, ma riuscitissimi). La nostra storia d'amore affronta le distanze, gli orchi di Mordor e, quando gli olimpici decidono di farmi qualche scherzo, anche quel simpaticone di Zeus. Ma grazie ad un paio di incantesimi di alto livello la nostra storia sopravvivrà egregiamente, e con artifici spontanei quali il treno potremo anche vederci a breve. Questi elementi positivi sono alla base del mio riuscito tentativo di stamattina di emulare Prince of Persia nella sua scalata dei muri. Ci sarei riuscito anche meglio, se avessi avuto le sue scarpe. Perchè, sappiatelo, il trucco è lì. Me l'ha detto lui.
Passiamo ad una nuova analisi delle meccaniche Necron. Prendiamo in analisi due veicoli che costano lo stesso ammontare di punti: Il Falce del Giudizio e l'Arca Apocalisse. Entrambi vengono 175 punti, sono scelte Supporti Pesanti, e hanno un alto volume di fuoco. Tuttavia, mi sento in dovere di ricordare le loro qualità. Mentre il primo, forte della velocità spaventosa e dell'Attacco in Profondità, può fare abbastanza danni grazie ad un distruttore tesla binato e ad un raggio mortale (Cazzo, è un Death Ray, certo, corto e potente, e si s'inarca verso un secondo bersaglio, ma è comunque un fottutissimo DEATH RAY!), il secondo può fare molteplici stragi, grazie alle bordate di scorticatori gauss (cinque per lato, non dimenticatelo) e all'adorabile cannone apocalisse. Se si muove, il colpo che parte dal cannone è di potenza medio-alta, con una gittata non più elevata di quella di truppe normali, e ad area (piattella piccola). Se si rimane immobili, il colpo, che è invece ad area grande (piattella grande), non solo raggiunge il nemico dall'altra parte del campo e ovunque possa trovarsi se non nascosto o barricato in una fortezza, ma riesce anche a disintegrarlo senza troppi problemi, a prescindere da resistenza e armatura.
Già, l'armatura. Mi stavo domandando perchè non l'ho detto prima. Una regola introdotta assieme ai Protocolli di Rianimazione (ossia i nuovi tiri Ritorneremo! di cui parlerò dopo) è il Colpo Entropico. Con questa abilità devastante, riservata a chi utilizza le Lame del Vuoto e agli Sciami di Scarabei (rinominati Scarabei Canoptek), si distrugge l'aramtura in seguito ad una ferita non salvata, e in seguito a colpi penetranti si asporta un punto di corazza. Fino alla fine del gioco. Bella roba, eh? L'unico difetto è che gli sciami hanno forza 3, quindi dovranno impegnarsi per colpire un veicolo, e così anche quei fighetti dei Signori Supremi.
Passiamo ai Protocolli di Rianimazione. Ora si attivano alla fine di ogni fase (bene), riportano sempre indietro con una ferita sola (giusto ma male), non si attivano in caso di ripiegamento dell'unità (male), funzionano anche contro Morte Immediata e altri effetti che negano tiri armatura (bene) e funzionano solo su 5+ (giusto ma male anche questo). Mi hanno lasciato molto soddisfatto. Poi, c'è la regola a parte per i Personaggi Indipendenti, chiamata Sempiterno, che permette loro il tiro anche quando sono da soli, ossia rendendoli di fatto in grado di stare per conto loro sul campo. Da questo punto di vista, i Necron mi hanno pienamente soddisfatto.
Ora sto parlando con la mia ragazza. Nel caso legga, sì, sto parlando di te e non esprimerò il mio amore su un blog, sebbene lo abbia fatto per tre post. Lo farò quando ci vedremo.
See ya.

domenica 6 novembre 2011

This time, in English.

I suddenly noticed the subtle presence of some foreign visitors, coming from the farthest reaches of space. It's like daleks turned into neighbors in comparison. I mean, how could have I not noticed such a thing? People watch this shitty blog from the US, from Russia, from Germany! Wow, man, I'm famous! Maybe this time it's not KGB, CIA or other ol'friends of mine. Well, let's just keep my COOL FACE and go on with the show.
Because of our foreign guests, i decided to write the entire post in english. Politeness is not allowed, still, but drawings are. This gives me the chance to say this: if you ever made something that even vaguely resembled art, then you are some kind of artist. This advice is for you all: never stop being artists. Art is something that goes beyond language, it's a language on its own. It's inspiration from your gods, your demons, your personal muse, your soul, or anything darker or brighter than these. There are people who can't express art. Those people have all my compassion. It's not like they don't have a gift; it's a rejection. Rejecting a gift that is purely human, and divine at the same time, is a sin. Not christianically speaking, obviously. BTW, I don't even know if christianically is a real word. But if you got the meaning, its effect struck you in the way I wanted, then now is a word that makes sense. You see? Even neologisms are part of an art, the art of the language that we use everyday to express all our hypocrisies, our intolerances, our hatred, our hopes, our unfulfilled destinies, our cries for help, our curses, our words of love. Dante made this clear writing the Divine Comedy, using foreign words, creating new ones, mixing all together and showing us what his weird mind imagined as the final destination for all those who worshipped that guy on the cross over there.
I've got nothing against Jesus, let's say it loud. We were friends, we shared some days together cutting wood in Bethlem. I always thought his ideas could be shown to the world without claiming direct descendance from an atavic jew god of wrath and mercy. He also had some strange issues about cannibalism, but it was everything in his head, he never actually did anything. I suppose.
Well, let's pass to simpler issues. I was asking myself what really makes people laugh. I just showed some black humor, and I dare to say that I'd be glad, in case nobody laughed or even smiled, if at least you didn't feel offended. I always believe that some humor is easier to laugh about, but this doesn't mean that only that kind of humour should be allowed. The laugh, in its deepest roots, is the act of showing happiness, or at least some appreciation to some issues, put in a different light. You see, the issue never changes, it's the perspective that changes. I wouldn't dare to ask you to see olocaust from Hitler's point of view, because you could laugh of his evil, turn his pathetic figure into a ridiculous pawn of intolerance, but you would never accept his madness when you're not joking.
This leads me to the poing of the joke, still entwined to the concept of laugh. humanity always had problems accepting jokes on death, sex, and other main issues that had a high degree of importance in our life. The point is stigmatizing those issues. Again, the issue doesn't change, it's the perspective. Still, fear is not an option. Blind faith, neither. We have seen our childhood heroes facing their enemies without fear, but I believe this is not the expression of the bravest men we have in the world. The bravest is the one who laughs in front of danger. This kind of man isn't mad; He does have an idea of what he's facing. Still, he decides to fight laughing. His enemy will be nothing more to his eyes. At the very least, a hilarious death will be delivered, which is sometimes a good death. Obviously, if you have ever breathed some of The Joker's venom, you know that NOT all the hilarious deaths are good.
Now I believe it's time to go. I hope you liked this little change for just one post, a bit of a language that can be better understood from the place you read. Obviously, my italian readers will curse me to the death for this. Or maybe they will just watch the pictures, since they can't read; who knows...
However, have I already said this? I'M IN LOOOVE!
Now I quit. But I had to say this. Maybe it's not the right love, maybe it's impossible, maybe it's stupid, maybe not. But I won't know until I have lived it all. Then I'll look back to all my past loves, and will never feel regret. Not for the ones that didn't end well, not for the one that has never even flourished. Experience is never bad, I suppose.
I hope you keep following this little pathetic blog. Please, leave a comment, something, some fucking feedback at least. Leave a trace of you passing through this blog.
This is for you: you have seen this part of the universe, the part in which my thoughts are expressed; and for this simple reason, I thank you, whoever you are.
I hope my grammar, my syntax and my punctuation weren't so bad; I hope you enjoyed this post, my drawings so far, and this whole blog. And with this, i finally quit.
Lights out.

sabato 5 novembre 2011

Every (Bad) Day Is Exactly The Same.

Mentre la vostra mente si proietta verso il rassicurante umorismo dei meme, oggi parto dicendo appunto che il calcio mi ha rotto le palle. Se mi consentite questo finissimo gioco di parole, beninteso.Passiamo ad argomenti di ordine più serio: ho perso le chiavi, e attraverso una sofferta odissea le ho riconquistate al prezzo della vita di molti innocenti, aprendomi una strada attraverso i Neri Cancelli di Mordor e scalando vette di inimmaginabile altezza.
Vabbè, poi me le son fatte ridare da un mucchio di compagni di classe menefreghisti/fighetti cui non frega un cazzo delle responsabilità del tenere chiavi altrui, quindi figuriamoci di me, ergo son tornato a casa.

Il mio intervento di stasera sulle novità dei Necron riprende l'argomento dell'inutilità dell'Attacco in Profondità nel turno nemico permesso ai Necrocecchini e, in ultima analisi, anche alle riserve in generale, coadiuvate dal potere del Nemesor Zhahahahndthrhekhchkchkh, per gli amici Zahndrekh. Questa dell'AiP del turno nemico resterà un'importantissima FAQ, e ad essa si aggiungerà sicuramente il potere Signore del Fuoco concesso alle Schegge di C'tan. Ebbene sì, ogni Scheggia di C'tan, ossia ogni minidio di metallo, avrà le stesse statistiche, ma aggiungerà al proprio immenso potenziale di creatura mostruosa svolazzante, Implacabile e Guerriero Eterno il fattore di due abilità fantasmagoriche, pseudo-psioniche ma senza relativi test, che violano il velo della realtà al pari di Jack lo Squartatore con le carni delle sue vittime.
E proprio qui casca l'asino. Mentre in alcuni ovvi poteri, che consistono semplicemente in attacchi da tiro di violenza inaudita o di inutilità cosmica, il potere Signore del Fuoco rende tutte le armi di un certo tipo soggette ad una versione più violenta del Surriscaldamento, una versione che con un 1 rischia di uccidere il portatore a prescindere dal valore delle ferite. Epico.
Ma che tipo di armi in particolare? Su questo il manuale si fa improvvisamente vago. Certo è segno che chi giocherà quest'abilità si distinguerà per doti di trolling epico, visto che viene definito come tipo "qualsiasi arma che fa riferimento, nell'effetto o nella regola, a fiamme, o calore, e le armi con la regola Termico." Quindi, i migliori troll riusciranno a convincere l'avversario che, essendo la metà delle armi di Warhammer 40000 basate sulla rudimentale, seppur funzionale, tecnologia delle armi da fuoco, esse sono soggette al potere dello C'tan. I Draghi di Fuoco Eldar appendono il fucile al chiodo e si danno all'ippica. La Guardia Imperiale dichiara: "Non ci arrendiamo. Useremo catapulte umane. Fatte con corpi umani. Manovrate da persone. E con proiettili di carne. FOR THE EMPEROR!" Gli Orki si fanno più sostanziali, pragmatici, senza perdere la loro filosofia e il loro grande carisma: "NOI RAGAZZI ORKI ZIAMO FORTI ANCHE ZENZA I FERRI, GLI SKOPPIA E LE ALTRE COSE KE FANNO BUUM. VI PIKKIEREMO COZI' TANTO KE KIEDERETE KE VI ZPARIAMO DI NUOVO. WAAAAGH!" Anche gli Space Marine dicono la loro: "Non ci arrendiamo neanche noi. Useremo il nostro valore per fare a pezzi i nemici."
E già sappiamo quanto possa essere duro il valore degli Space Marine. Basti pensare al Sanguinor degli Angeli Sanguinari che solo con la sua Volontà Adamantina si difende egregiamente dai colpi di plasma.
Ma perchè insistere ancora su queste quisquilie? Passiamo ad argomenti più seri.Stavo pensando alla grande analisi dell'età. Parlando con un amico, mi è stato spiegato di come lui, pur avendo vissuto a mille all'ora in gioventù, abbia rallentato il passo quando il tempo ha iniziato ad esigere di più il proprio prezzo. "Prima, quando mi facevano vedere il disegno del Piccolo Principe, io vedevo il serpente che ingoiava l'elefante," diceva. "Ora, anche se so che è un serpente, so anche che vedo il cappello." Questo mi fa rendere conto di quella che potrebbe essere votata come la migliore citazione di Capitan Ovvio del mese, dopo "Il cielo è sempre più blu", ma l'abisso fiorito che separa i due inevitabili ordini, i bambini e gli adulti, è un confine impossibile da travalicare, ci si può solo cadere dentro. Questo confine viene definito da una persona in particolare un reame che non è mai stato mappato, nè lo sarà mai, dalla Royal Geographic Society. Le persone che non hanno più visitato quel posto lo chiamano "Adolescenza".
Perchè mai? Mi verrebbe da dire che chi è bambino può imparare, chi è adulto sa solo insegnare, chi si trova in mezzo prova ad insegnare e a imparare da entrambi, ma fallisce in tutto ciò che fa.

Chiudo segnalandovi ancora una volta quei fighetti simpatici di Bjorko Dio, che hanno ritinteggiato e hanno avuto una fantasticosa intervista con gli Uochi Toki.

venerdì 4 novembre 2011

Every Day Is Exactly The Same. Fnandastico.

*parte la sigla di SuperQuark*
Benvenuti a questa puntata di Pariah. In questo post analizzeremo assieme vari argomenti, fra cui la musica, l'hobbistica, i fumetti e altro ancora.
Iniziamo con un breve ragguaglio su un nuovo astro nascente della mia cultura musicale: ho scoperto i Nine Inch Nails. Non sapendo definirli, ho iniziato con un alternative metal, poi mi sono reso conto d'aver sbagliato, sono passato all'industrial rock; non soddisfatto, mi sono addentrato stupidamente nella definizione di synthrock e, datomi del coglione hipster, mi sono detto che forse erano elettronica-metal. Infine, resomi conto che gli ormoni mi hanno sballato ancora i neuroni, ho deciso che la classificazione musicale dei NIN non s'ha da fare. Tanto per citare quell'inutile contribuente italiano al Romanticismo.
Già, il Romanticismo. Bello, figo, nella tensione verso l'assoluto, l'ignoto, il sublime, il sehnsucht e tutte quelle altre simpatiche accezioni accademico-nozionisticologiche del cazzo. Semplicemente, il Romanticismo non si studia. Si vive. Punto.
Odio l'insegnamento che guarda dall'alto, odio l'insegnamento che fa propria una dottrina insegnata e la propina pari pari ad altri indottrinabili, indottrinaturi ed infine indottrinati. Odio la struttura della scuola che analizza quello che piace a un gruppo di persone avulse dalla classe, avulse dalla scuola specifica, avulse dalla scuola in generale. Preferirei di gran lunga che ogni classe facesse il proprio percorso di studi da sè, ma così dovrebbero essere sapienti già da prima. E anche questo paradosso non s'ha da fare.
Allora bisognerebbe studiare tutto. Ma il tutto è immenso e non vale la pena passare la vita a imparare per mettere a frutto il tutto negli ultimi anni di vita.
Dunque come imparare? Come raggiungere la migliore educazione possibile? (E non parlo di quella brutta educazione che vi insegnano a tavola, a casa, nei luoghi civilizzati. Le pastoie della civiltà cambiano lucchetto ad ogni generazione che le porta, spesso togliendo un anello o due dalla catena.) Come diventare colti, ma non troppo, e saggi senza limite?
Io me ne rendo conto con la filosofia. Non ho imparato nulla dai libri, se non lo stretto indispensabile; non ho imparato nulla dalla professoressa, se non ad ignorare il suo concetto di filosofia, brutalmente discorsivo, brutalmente accademico, brutalmente anti-filosofico, se con la filosofia dobbiamo capire la vita e viverla bene. Ma ho imparato ad avere una filosofia di vita, un po' elastica, un po' ipocrita, quando serve, ma pur sempre fine alla mia felicità e non a se stessa. Funziona molto bene, ve l'assicuro. Salto, rido, canto, ballo e amo di più, odio molto di meno, e sono molto più violentemente indifferente verso ciò che non merita neppure il nostro odio. E come ha detto qualcuno, il contrario dell'amore non è l'odio, ma l'indifferenza. Non che sia necessariamente vero per me, ma mi pare verosimile per lui e per molti. Già, di quel poco che ho imparato di filosofia, molto è relativismo gnoseologico. E funziona, ve l'assicuro.
Ora, passiamo all'hobbistica. Parliamo dei Necron.
"Ma và?" direte voi. "Eppelamaiell'!" risponderò io.
Bene, i nuovi Necron implementano le straordinarie furbate dell'anno: le imprecisioni da FAQ.
Ossia, alcune delle regole non sono ben chiare. In pratica, consistono nell'inserire regole così abnormi che sono impossibili da definire, oppure regole così sciocche che sembrano fatte da un fanclub deinecron composto da hobbisti nerducoli di dodici anni senza il minimo ritegno per i bilanciamenti delle regole.
Primo esempio: i Necrocecchini. Simpatici assassini armati di un fucile di precisione che, impossibilmente, è a Cadenza Rapida. Il che già fa aggrottare le sopracciglia. Ma passi.
Il problema è che codeste creaturine sono avvantaggiate dall'arte di apparire attraverso l'Attacco in Profondità. "Bello", direte voi. Se non fosse per il fatto ancor più vantaggioso (attenti, arriva la fregatura) che questi dubbi cecchini possono addirittura entrare tramite AiP nel turno dell'avversario, subito dopo che una sua riserva è entrata in questo stesso modo. Perciò, i Necrocecchini entrano nel turno avversario.
Ma questo non significa forse che si offrono direttamente come bersagli ai nemici fin dal primo momento? Questo vorrà dire che si beccano botte da orbi. A meno che non possano addirittura agire nel turno avversario, e con questo folle cavillo non scritto il tempo, lo spazio e Gianni Morandi collasserebbero su loro stessi, come merda in uno scarico. E Gianni farebbe "GNAM".
Ma passiamo oltre. Il momento Necron è passato, si parla ora di Enki Bilal.
Completata la Tetralogia del Mostro, mi rendo conto che quest'autore ha sviluppato quasi ogni aspetto della psiche umana, attraverso la storia di quattro persone, due uomini e due donne, e attraverso il Mostro stesso. Il Mostro è un fulcro incredibile. Ho apprezzato dal profondo fin dal principio l'uomo, il mostro, lo scienziato, l'oscurantista e infine l'artista Optus Warhole in tutti i suoi molteplici doppi, cloni, false identità e identità vere alternative. Mi ha ricordato me stesso e mi ha dato la magnifica, seppur angosciante intuizione, che ogni grande genio abbia potuto essere uno strano essere interdimensionale, ignaro del suo completo fato ma contemporaneamente scrittore del suo destino. Questo, ovviamente, non va visto sotto una luce sillogistica: non sono un grande genio, sebbene sia uno strano essere interdimensionale. E per me vale la profezia dello spirito guida che si manifesta agli Uochi Toki:
Ciao viandante, io sono uno spirito guida, incarnato in questo corpo da ragazzina. Mi chiamano figlia, alcuni sorella, altri figa. Sono qui per dirti che nonostante tu sia un mago, nonostante tu abbia fatto sette dischi, la tua ricerca è appena agli inizi. Cerca di vivere il più possibile, almeno fino a centoventi anni. Miliardi di cicli verranno. Trovarsi e perdersi. Sbagliarsi e correggersi. Il tuo destino è scritto e da scrivere. Maturi le caratteristiche e gli strumenti per modificarle in simultanea. In questi giorni intensi vivrai contrasti nel chiamarti e paragonarti ad una tartaruga, nel mischiarti coi cerbiatti e dimostrarti esagerato nell’entrare in una femmina, sbilanciando la tua falsa etica in una ciotola di riso e schiaffi. Non riuscirai mai a rilassarti davanti ai fuochi. Devi farti invadere dalle vibrazioni dolorose, che stendono sul suolo e tirarti fuori dal dolore da solo, senza un espediente farmacologico od un attimo di riposo. Devi vivere due vite come una sola per trovare il drago, e devi farlo senza parlare, senza star zitto, disintegrando te stesso ed il concetto di adesso – scusate, qualcuno di voi ha una sigaretta da offrirmi?
Concludo che ancor m'attanaglia il cuore la morsa di questo amore inconsueto, ma oggi non è tempo di parlarne. Parlerò comunque di donne, o per lo meno lascerò che siano ancora una volta gli Uochi Toki a parlare al posto mio:
"Non è vero che le donne sono sensibili! Sono empaticamente sterili! O almeno, tu lo sei di sicuro!"
Dopo quest'analisi delle donne che mi circondano (ahimè, il mondo cade, cade nelle mani di codeste donne) mi vedo costretto a chiudere questo post. Vi ringrazio per la vostra cortese attenzione, e per averci seguito, e buonasera.
*riparte la sigla di SuperQuark*

giovedì 3 novembre 2011

Dopo il Giorno dei Morti, i Morti tornano.

Ebbene sì. Il Codex Necron ritorna... dopo quanti anni? Cinque? Sei? Sette? Insomma, troppi. Il mio cammino con loro si era ridotto a due unità di guerrieri, un monolito, un Noctifero e quello che ci entrava nel mezzo, di solito un Gran Sacerdote.
Ora i Necron ritornano con un background immenso, che stupra i precedenti dello C'tanteismo assoluto e ortodosso. Con un radicale spostamento degli Immortali nelle truppe, unica variante del ruolo fondamentale per il controllo e la conquista di obiettivi. Ma uno slittamento del genere basta.
Considerando che finalmente l'odiata regola Teletrasporto svanisce, i Necron tornano, più lenti che mai, più caotici che mai, più tecnologici che mai.
Iniziamo dalle cose semplici: le armi sono tante, ora. Ma proprio tante. E le truppe si beccano solo tre di queste armi, ma sono già abbastanza. Sappiamo bene che i Guerrieri facevano abbastanza, ora fanno abbastanza contro i nemici normali e parecchio contro i veicoli. Gli Immortali, per contro, sono forti e basta.
Passiamo ai veicoli, in particolare i trasporti. Abbiamo aeromobili scoperti che cagano nuove unità di guerrieri, sai che forza! L'Arca Fantasma è una frughissima gabbia volante armata con dieci scorticatori gauss, molto forte contro le truppette misere. Per qualcosa di più forte, è meglio usare la versione Arca Apocalisse. Il nome viene dal Cannone Apocalisse che porta sotto il veicolo. Il nome viene dal libro biblico Apocalisse. Il nome viene dal greco, significa rivelazione. Rivelazione della completa futilità dei nemici di controbattere, visto che l'Arca ha anche 13 su fronte e lati finchè non si becca il primo penetrante. E nel frattempo sgrana tutto quello che c'è in area grande.
Passiamo ad un veicolo nuovissimo, la Falce della Notte. In pratica, puoi portare una truppa di massimo quindici scheletrini metallici pesantemente armati su un caccia a reazione che si fa il campo nel tempo di una scoreggia. Praticamente immane. E ha pure la migliore arma Tesla sul mercato.
Ah, già, le armi Tesla. Due colpi in più automatici per ogni 6 che totalizzi. Faaantastico. E poi ne spara altri ancora, ve l'avevo detto che è la migliore sul mercato.
E come se non bastasse, ora ci sono diecimila scelte èlite che si battono per la supremazia. Una più gasata dell'altra, e fra di esse c'è quello che resta degli C'tan. Che C'teneri.
Il resto ve lo racconto mano a mano che rinsavisco dall'euforia stranamente contenuta.
Passiamo ad altro.
Sono innamorato.
Non dirò di chi, sarebbe stupido farlo perchè so che la persona in questione sa leggere. Meglio lasciare il dubbio e fare il sentimentale misterioso finchè non sarà troppo tardi. O finchè non ce l'avrò fatta a incontrarla e a dirlo.
Ah, merda, son bravo a lasciar trapelare indizi.
Fatto sta che sono almeno dieci anni o giù di lì che non mi innamoro così violentemente. Gli ormoni hanno bussato alle vuote pareti del mio cranio e hanno gridato: "Ehi, siamo tornati! E che tappezzeria di merda, per non parlare poi dell'arredamento. Ma è un loft abitato o lo usi per immagazzinare l'aria?"
E hanno iniziato a modificare le mie percezioni primarie. Attualmente la mia forza si è decuplicata e sono in grado di scattare, correre, fermarmi e ricominciare a correre. Per un bel po'. Merda, se solo gli effetti ormonali fossero controllabili andrei in giro vestito da supereroe e combatterei il crimine.
Vabbè, oggi vi saluto, son contento ma domani forse no. Divertitevi a far passare la voce che sono innamorato, ciao.

lunedì 31 ottobre 2011

Euforia/nostalgia/rimpianto post-Lucca

Innanzitutto bisognerebbe dirlo.
Non ero mai stato a Lucca, prima.
Grosso errore.
La mia gita di due giorni è state proficua al quasi massimo grado (non abbiatemene a male, ma l'incontentabilità umana supera persino la stupidità umana) e ho avuto modo di fare conoscenza con innumerevoli soggettoni, grandi menti, Wayne Reynolds, niubbi sciocchi, belle cosplayers, e il segreto di Gianni Morandi. Non che volessi tutte queste cose, mi bastava incontrare Wayne Reynolds e quegli altri simpaticoni di Nonciclopedia. Ho fatto entrambe le cose e sono felice, ma non mi basta.
Prima i lati negativo-quasi neutri:
Uno: è durato troppo poco. Ma la fiera è immensa, ho visto quanto era giusto vedere e non sarei comunque riuscito in due giorni ad analizzare ogni aspetto di questo evento. Anche perchè non ho ancora l'ubiquità. Ergo, essendo questo problema provocato da cause non dipendenti o non influenzabili da me, non ci posso far niente e sono di nuovo felice e contento.
Due: mi sono portato appresso per ore una katana comprata ad uno stand e non avrei dovuto farlo. Anche perchè mi pesava, più che la spada imballata, il giubbotto, la felpa e il maligno bacio caldo del sole incandescente fuori stagione. Non che sia stato proprio un male, ma non è stata neanche una grande passeggiata. Si poteva far di meglio.
Tre: ho bivaccato in certi momenti di autocontemplazione, contemplazione dell'intorno e contemplazione del nulla intorno all'intorno. Forse, considerando che l'intorno era ripieno di cosplayers molto frughi, avrei dovuto fare più foto. Ma anche quelle che ci sono state non sono state male.
Quattro: non ho potuto comprare tutta la fiera, e questo dipende dal budget. Ma questo è un problema che non vale manco la fatica di essere sviscerato.
Passiamo ai punti positivi della mia gita.
Uno: Ho incontrato Wayne Reynolds.
Non mi stancherò di ripeterlo, quell'uomo ha ispirato il mio filone fantasy sin da quando vidi per la prima volta un suo disegno di un golem di carne e uno di ferro sul Manuale dei Mostri della 3.0, e da allora ho disegnato come un matto e ho sempre ammirato il suo stile, pur non riuscendo ad avvicinarmici più di tanto. L'ho conosciuto, gli ho stretto la mano, ho fatto una foto con lui. Nient'altro, ma mi è bastato. Di certo non potevo permettermi uno dei suoi disegni con il mio ben misero budget. Ma tant'è.
Due: Ho incontrato dei nonciclopediani dal vivo. Un conto è spammare regolarmente sul web, un conto è farlo nella vita reale. Meraviglioso, semplicemente. Essere faccia a faccia con loro sciocca un po', ma merita fin troppo. Stesso si potrebbe dire del loro incontro con me, dopotutto. Il fatto che poi ci si chiami fra di noi alternativamente con nomi reali e virtuali indica come l confine diventi più labile ogni anno che passa. Prima o poi saremo creature un po' virtuali, un po' reali, un po' metafisiche, un po' anche tutto il resto, un virus umano che si intrufola e contagia ogni aspetto dell'universo. Per questo amo gli esseri umani in generale nella stessa misura in cui odio alcuni di essi in particolare.
Tre: ho apprezzato il meraviglioso dilagare della sottocultura fumettistica, videoludica, libraria e altro-artistica nel mondo reale. Pensate all'effetto che avrebbe una fiera cosplay in qualsiasi altro luogo d'Italia. Ci sarebbe un circolo di tacita disapprovazione a guardare dall'esterno, dall'alto di una incomprensione della cultura nerd e di tutte le suoi compagini alleate. A Lucca, la magnitudine di un evento di tale portata semplicemente schiaccia, soffoca qualsiasi occhio esterno che fissi, occhieggiando con scherno, disprezzo o incomprensione, quello che avviene dentro le mura. Insomma, ci sono così tanti cosplay che si è praticamente immersi nella nerdaggine. I cosplayers sono accettati come semi-eroi, non come tipi strani o pervertiti che si travestono. Questo uccide ogni pregiudizio.
Quattro: il tour della fumetteria che ha organizzato il viaggio mi ha fatto scompisciare. Siamo stati un gruppo educato, estremamente pazzo e sciancicato. Però abbiamo condiviso momenti di divertimento assoluto con gli organizzatori, cui abbiamo comunicato i nostri stati con sms pieni di
partecipazione: Devo andare a fare la cacca, *plof* e Siamo quello che mangiamo. By Gianni.
Non ci si può aspettare niente di meno quando si minaccia ripercussioni a chi chiamerà il numero d'emergenza per inezie. Non da giovani.

mercoledì 26 ottobre 2011

News 2 - Fuori Onda e altre meraviglie dell'Ipocrisia

Aggiornamento nella vicenda di Lorenzo "Melfist" Massacesi: un livido è comparso sotto l'orecchio infortunato della sventurata vittima. No, non lo sportello. L'essere umano. Oddio, non si può essere sicuri che sia umano al cento per cento, quel ragazzo... però fatto sta che ha un livido che prima non c'era.
Questo potrebbe essere connesso ad una qualche azione diversiva dei Templari?
Abbiamo intervistato la signora Giovanna per chiederle se davvero ha avuto rapporti con gli alieni. Lei ha risposto che sì, era stata rapita e costretta a partorire un finto coniglio travestito da finto alieno. E che Melfist assisteva, ghignando malignamente.
Questo coinvolgimento di Melfist potrebbe essere ben più grave di quello che pensiamo. E se fosse lui il vero discendente di Gesù? Questo giustificherebbe il suo complesso di dio.
...No, signor Massacesi, non la stavamo bestemmiando! No, no... NOO COSA VUOLE FARMI! AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

...passiamo nuovamente alle notizie serie.
Ho avuto modo di riflettere nuovamente sugli argomenti propinati ieri sera a voi innumerevoli masse stanche composte di una sola persona ognuno. E mi sono reso conto di aver completamente ignorato alcune categorie. Due, per la precisione. Le altre due che complementano i complessi e patetici ipocriti denominati Chi non conosceva o si interessava minimamente di un personaggio famoso il giorno prima della sua morte.Queste due categorie sono denominate Fans veramente sfegatati del personaggio famoso morto e Persone qualunque a cui sia prima, sia dopo la morte del personaggio famoso, non importa una beneamata mazza del suddetto.
Queste due categorie sono meravigliosamente antitetiche. Nel senso che sono simili per certi versi, ma per il resto sono completamente opposte.
Partiamo dal primo tipo:

Fans veramente sfegatati del personaggio famoso morto
Questa categoria di persone ha sempre usato, a momenti alterni relativi al proprio umore e all'impatto sullo show-biz del loro idolo, immagini del profilo, citazioni, link di video e siti riguardanti il loro idolo. In questo sono assolutamente coerenti, ossia difendono il personaggio famoso a prescindere dalla sua integrità morale o etica, dalla sua estetica, dal suo IQ, dal suo credo politico o religioso ( o spesso proprio in base a questo) o dalle sue effettive capacità nel suo campo di influenza, sia esso musica, arte, sex-appeal, filosofia, capacità recitativa o quant'altro.
Insomma, anche se il personaggio famoso fosse un elemento del Grande Fratello, questa categoria di persone continuerebbe a difenderlo.
Il che spiega il perchè così tanti consensi vengano dati a programmi qualitativamente degradanti come quello.
Questa categoria di persone agisce davanti agli attacchi e alle critiche giuste o ingiuste indirizzate ai propri idoli in modo praticamente identico a quello dei pressappochistici Chi non conosceva o si interessava minimamente di un personaggio famoso il giorno prima della sua morte. L'unica sostanziale differenza di questi altri simpaticoni è l'effettiva quantità di conoscenze sul personaggio famoso in questione. Insomma, la scrematura dell'ignoranza fa la differenza.
Queste persone difendono i loro idoli in modo coerente, perlomeno: mi sento in dovere di pensarci su addirittura due volte prima di iniziare a fare una battuta di humor nero con uno di loro, e di solito finisco per dirla in ogni caso. Non che si abbia sempre un buon risultato, ma non si può incontrare sempre una persona con contemporaneamente un cervello e del senso dell'umorismo, o una persona che sia semplicemente genuinamente offesa, e che quindi cerchi di ragionare con te.

Persone qualunque a cui sia prima, sia dopo la morte del personaggio famoso, non importa una beneamata mazza del suddetto
Questa categoria è semplice da spiegare. In pace e in guerra, in salute e in malattia, in amore ed odio, non gliene frega un cazzo. Esprimerà il proprio parere onestamente per dire le cose come stanno, o si asterrà dal pronunciarlo per timore di accendere inutili discussioni con gente che non ha niente di meglio da fare che rosikare su personaggi famosi morti.
Questa categoria è così semplicemente magnifica, coerente e minimalista. Credo che proprio per queste numerose virtù, un giorno inizierò ad odiarla, se mai si diffonderà. Perchè allora non ci sarà più nulla di cui discutere, nessun comportamento ipocrita da denunciare, nessuna lamentela da esporre sull'homo quasi sapiens sed non troppus.

Vabbè, tant'è. Mi traslo in una dimensione altra, completamente diversa, meravigliosamente altra. Un rifugio dal logorio dell'ipocrisia moderna: la musica.
Ringraziamo la nostra cara musa ispiratrice, tachicardica, stimolante, anabolizzante, anestetica e talvolta narcotizzante, per tutto quello che riesce a fare e non fare con l'uso di soli sette elementi. E spesso e volentieri manco con tutti e sette. Io stesso mi limito a ritmi e suoni bitonali percuotendomi le cosce forzute (anni di pedalate e corse con lo zaino in spalla per rincorrere l'autobus servono) e mi bastano per una intima, selvaggia e contenuta soddisfazione.
Ma non parliamo delle mie cosce, adesso. Parliamo degli Uochi Toki.
Da un certo periodo di tempo quei fricchettoni di Bjorko Dio si dilettavano nella recensione di roba che io, prima di allora, non avrei saputo comprendere neanche se avessi ricevuto in dono il cervello di Scaruffi e di qualche altro tizio che di musica ne sa certamente più di me.
Poi ho iniziato con calma, con gli Have A Nice Life, quindi...
...quindi gli Uochi Toki.
L'album che ho ascoltato ininterrottamente è Cuore Amore Errore Disintegrazione.
Non sono bravo a parlare e recensire musica. Vi basti questo:
Quest'album è un'enciclopedia, il diario di un adolescente senza età definita, un flusso di coscienza di un sasso filosofo, un pensiero ordinato dal caos e un canale di scolo di tutti i pensieri più folli. Ma come penso sempre, sono più lucidi i folli nel vivere la realtà che i sani di mente nell'analizzarla.
Gli Uochi Toki sono un piccolo capolavoro fatto a misura di mago, che abita su questo pianeta quando gli va, quando gli capita. Bella cosa che io sia capitato qui quando hanno deciso di scrivere questo album.
E ora scusatemi, vado a toccare una ragazza e a presentarmi ad un ragno. Non che non abbia già fatto in precedenza entrambe le cose.

martedì 25 ottobre 2011

News

25 ottobre, Pescara - Lorenzo "Melfist" Massacesi rimane coinvolto in un incidente con una macchina ferma che apre lo sportello all'improvviso mentre lui passa in bici. Dopo sei ore di trapianti e di analisi diagnostiche, siamo terribilmente dispiaciuti di dire al mondo che lo sportello non ce l'ha fatta. Quanto a Lorenzo, se l'è cavata con un'escoriazione alla mano ("Tanto ho sempre l'altra" ha dichiarato mentre già faceva pratica) e con la quasi perdita del lobo dell'orecchio destro.
Intervistati i paramedici giunti sul posto: "Il soggetto non smetteva di ridere, fare battute e rincuorare gli animi di tutti, come se avesse vinto la lotteria e non come se avesse perso un litro di sangue. Forse avevamo lasciato la bombola del gas esilarante mezza aperta e non ce n'eravamo accorti."
Ma passiamo a notizie meno recenti. Nonciclopedia ci passa una notizia sul mondo della MotoGP. La parola al nostro inviato Slowpoke:
Già, siamo scioccati da questi esempi, così simili, così diversi. Il mondo sembra accanirsi sui grandicampioni a due ruote. Oltre a loro, altri grandi periscono o soffrono: Franklin Delano Roosevelt, o il più giuovine Stephen Hawking.
Bene, le battute sono finite. Ora passiamo a qualcosa di serio.
Vi aspettavate una commemorazione di Simoncelli? O stavate per offendervi a morte sui contenuti altamente dissacranti di questa pagina?
Poveri illusi.
Anzitutto vi sottopongo questa frase, una delle tante pronunciate contro coloro che, una volta fatte simili battute, si sono difesi con il giusto e sacrosanto diritto della libertà d'espressione:
"Io credo si possa ridere su tutto, ma non si può scherzare sulla morte di una persona."
Come ha detto un mio caro amico, I find your lack of coherence disturbing.
Ho avuto modo di notare numerose, meravigliose ipocrisie sulla morte di personaggi famosi, di recente: Amy Winehouse, Steve Jobs, Marco Simoncelli. Siccome queste ipocrisie suonano in modo simile ad antinomie, le esporrò come faceva quel furbacchione di Immanuel Kant.

Prima Ipocrisia: l'ignoranza del giorno prima
Chi non conosceva o si interessava minimamente di un personaggio famoso, il giorno dopo la sua morte, improvvisamente, lo stima e ne sbandiera la conoscenza da anni addietro. Esprimerà il proprio profondo ed onesto cordoglio postando video e foto che ritraggono il personaggio nei suoi anni ruggenti, e sostituirà le proprie immagini dei profili internet ed avatar con foto del personaggio.

Seconda Ipocrisia: la pubblicità post-mortem
Chi non conosceva o si interessava minimamente di un personaggio famoso, il giorno dopo la sua morte, acquisterà almeno uno dei suoi prodotti, prodotti sponsorizzati dal personaggio o in cui esso è presente o partecipa, anche in minima parte. Garantirà inoltre la qualità dei suddetti prodotti, e additerà coloro che sono stati più lenti e goffi di lui nel coprire la propria ignoranza come ipocriti ignoranti che scoprono il personaggio solo dopo che è morto.

Terza Ipocrisia: l'inconsistente apologia
Chi non conosceva o si interessava minimamente di un personaggio famoso, il giorno dopo la sua morte, difenderà a spada tratta coloro che esprimono commenti negativi nei confronti del personaggio, o che ammettono la loro ignoranza in merito. Spesso la tenacità con cui difende il personaggio è inversamente proporzionale ai dati che ha in suo possesso riguardo il personaggio stesso, o il suo giudizio è offuscato dai lati positivi, che sembrano eclissare quelli negativi.

Corollario sull'humor nero: Nel caso appaia un caso di satira, humor nero o qualsivoglia genere di umorismo che attacchi o metta il personaggio in una luce diversa da quella della Santità, dell'Eccellenza e della Giustizia, chi non conosceva o si interessava minimamente del personaggio famoso il giorno prima, il giorno dopo attaccherà i felloni colpevoli di siffatta ingiuria disidcevole accusandoli di immoralità, antieticità, necrofilia, minoranza mentale, fallibilità, perversione, e antiestetica.

E qui torniamo alla frase di prima. Perchè non è possibile ridere su ogni cosa? E sopratutto, perchè non possiamo ridere della morte? Giungerà certamente il momento in cui ognuno di noi dovrà fare i conti con la fine dei propri giorni, ma l'angoscia, si sa, non ha mai giovato a nessuno.
Non ridiamo forse delle nostre sventure quando sono passate? Non ridiamo forse delle vicende politiche, ridicolizzate, o per meglio dire messe in una luce satirica, ma non per questo meno vera? Non ridiamo forse di noi stessi, degli altri, come se fossimo tutti pagliacci di un circo che non comprendiamo, e che possiamo consolarci delle risate che gli altri fanno su di noi, semplicemente ridendo a nostra volta? Allora possiamo anche ridere della morte, mi pare.
La risata è un modo per sdrammatizzare, per vivere più felici. Certo, si può morire per una risata, ma si avrà comunque espresso il proprio riso e si sarà morti cercando di rendere più felice quell'attimo di attesa della morte.
Eppure mi guardo intorno e mi rendo conto che la gente, questo immenso insieme di Chi non conosceva o si interessava minimamente di un personaggio famoso il giorno prima della sua morte, è preoccupata dalla possibilità che questo accada, e si batte per impedire che la gente rida su tutto, si liberi delle catene della preoccupazione, dell'ansia, dell'angoscia, del pregiudizio e della cecità intellettuale. E in questo caso mi pare giusto citare un'altra persona: "Bisogna diffidare di chi non ride, non mangia e non vuole far sesso."
Dunque non è possibile ridere di tutto? Eppure lo diceva anche qualche filosofo antico ma, quando è morto, nessuno ha messo la sua faccia sul proprio profilo di Facebook.

lunedì 10 ottobre 2011

Into Beautiful, Dreadful Dust

Non so neppure cosa scrivere in questo post. Penso che riuscirò a trovare qualcosa da dire prima della fin-
THE END
Ok, non ce l'ho fatta. Ricominciamo.
Intanto sono convinto che l'Epic Games debba essere premiata per l'uso di colonne sonore così paradossalmente belle e calme per la propria saga più adorabilmente sanguinolenta. Gears of War è sempre stato contraddistinto da spot pubblicitari così pacifici da dare l'impressione di un gioco thriller ma fondamentalmente sedentario o semplicemente troppo rassegnato alla morte da essere esente dal concetto di paura tipico degli sparatutto splatter con mostri. Insomma, l'esordio di un Marcus Fenix intento a fuggire fra edifici bluastri, quasi del colore degli ematomi, inseguito da ombre invisibili in una città fantasma, è un capolavoro della pubblicità. Poi Fenix entra in un edificio attraverso un varco e dentro lo attende un buio immenso. E anche innumerevoli orrori enormi, che lo assalgono con i loro occhi splendenti dalle ombre sovrastanti. Il tutto è affidato ad un tappeto emotivo suonato al pianoforte, una cupa nenia dalla voce del cantante dei R.E.M. che canta Mad World. Una cover, come tante altre, ma che definirei la più bella.
Lo stesso è avvenuto in presenza di How It Ends, dei Devotchka, altra canzone che scioglie il cuore con una ninna nanna triste e rassegnata. Il video del secondo capitolo di Gears era un addio alla terra, una carica kamikaze nel cuore del mondo nemico attraverso la dura roccia, anticipato da un addio a campi dorati, un addio che mi ricordava molto 300 di Zack Snyder. Ma già questo era un titolo che mi esaltava di meno, perchè si trovava anche all'inizio di Little Miss Sunshine e quel film, seppur magnifico, apre una scissione che mi lascia perplesso, visto che ogni volta che sento la canzone ripenso ad un videogioco sanguinario e a un film intenso e bello.
Nel terzo vediamo uno sdoppiamento di sapore biblico, con il trailer Ashes To Ashes e poi Dust To Dust. Il primo, Ashes To Ashes, è di una depressione immensa, l'immagine stessa della triste rassegnazione affidata ai Sun Kil Moon e alla loro Heron Blue, che affresca il mondo buio, morto e destinato a cadere nella fine della saga. Orrori e nemici assediano la Squadra Delta, ma nulla li spaventa. Ormai sono andati oltre la paura. Ora, c'è solo tristezza, e l'attesa del buio.
In Dust To Dust c'è invece un disegno diverso, quasi identico e al contempo assolutamente diverso. La rassegnazione è visibile, ma non cambia nulla. La tristezza, la sconfitta, la perdita, l'effimera vita di ogni cosa è destinata a finire, ma non per questo il nuovo giorno smetterà di giungere. Il tempo passerà, il mondo girerà, nasceranno nuove cose. La tristezza ci deve essere perchè lascia spazio alla felicità del futuro. In fondo, il tempo è una ruota, che gira e gira e torna sempre sui suoi passi. Questo mi sembra di sentire in Into Dust di Mazzy Star, la canzone a cui è affidato l'ultimo trailer.
Vi chiederete perchè stia disquisendo su queste canzoni e su questi trailers di un gioco che nel gameplay mostra aspetti totalmente contrari a quelli delle sue presentazioni mediatiche.
Non lo so, sinceramente. Ma sono contento di aver espresso il mio parere inutile, perchè è stato un modo di sfogarmi per stasera.
Prima ero incazzato, furioso, investito di una giusta ira. Non vi dirò quale sia stata la causa, perchè non sono affari vostri, ma l'ira c'era. Non la disdegno, anche ora che è passata. Ma sono contento. Contento di una contentezza che è naturale conseguenza della calma serafica. E mi sento bene.
Grazie a tutti di aver letto l'inutile parere di qualcuno che se ne sbatte del tempo e scrive. Vi ringrazio, chiunque voi siate, per quanto possiate essere dissoluti, folli, ipocriti, stupidi, intelligenti o magnifici. E preparatevi a nuovo acido, a nuovo fiele e a tanto, tanto sarcasmo per il futuro. Tanto, è quasi impossibile che da qui in avanti io mi mantenga così calmo in eterno. Se lo diventassi, il termine "calmo" perderebbe il suo significato intrinseco.
Oh, scusate, altri vaneggiamenti.
Ok, ora chiudo davvero.
Davvero.
No, davvero, fra poco.
Cinque secondi.
Ok, ora davvero.
Alla prossima.

P.S: speravate davvero ancora in qualche disegno, per oggi? Scordatevelo.

sabato 1 ottobre 2011

Ritorno con un sacco di disegni frughi, tre quarti di recensioni, un titolone lungo lungo buono buono e qualcosa su scuola e politica (in fondo, eh)

Si ritorna alla ribalta. Questo post sarà denso degli avvenimenti che mi sono accaduti di recente, che sono tanti e per questo li ho già dimenticati. Partirò da quelli che sono rimasti in mente dopo lo sciacquone mentale dell'Alzheimer galoppante che mi insegue.
Molto bene. Iniziamo con la parte più importante: Gears Of War 3.
Che dire? Un giocone. Mi asterrò dal recensire interamente questo gioco, voglio aspettare di avere una webcam funzionante per fare un bel video. Aspettate, dimenticavo. Ho già una webcam. Il problema non era quello, è il computer che fa schifo.
Ma prendiamo in considerazione Gears. Un magnifico gioco, se chiedete a me. Superbo, anche se il terzo numero della saga, che conclude la storia in modo assoluto e senza lasciare spiragli ad ulteriori patetici tentativi di ampliare la serie per il gretto desiderio di spillare soldi agli stupidi fan (per un rapporto più dettagliato cercate nel web nomi come Halo, Final Fantasy e Devil May Cry). Appunto perchè il numero conclusivo, il terzo gioco entra direttamente nel vivo dell'azione violenta e soprattutto drastica contro gli Splendenti, ossia un branco di locuste fosforescenti infettate dall'Emulsio Detergente, che le rende stranamente combustibili. Ciò che apprezzo della storia è il modo in cui venga raccontato stavolta non solo il dramma del sergente Fenix, ma anche una pletora di personaggi secondari, come il celeberrimo co-protagonista Dominic Santiago i cui personali momenti di eroicità in questo ultimo gioco mi hanno toccato veramente. Altra figura ripresa con più attenzione è quella del pluriacclamato personaggio di Augustus Cole, detto Cole Train. Dico pluriacclamato per il fatto di essere amatissimo sia nel gioco che fuori. In un mondo dove ogni regola è andata a puttane, in cui ogni istinto è sopraffatto da quello di sopravvivenza e la diffidenza per ogni cosa che si muova regna sovrana, basta che un giocatore di thrashball avanzi verso una zona di barboni armati per venire acclamato salvatore. Non mancano gli stereotipici richiami alla politica bastarda che nasconde i fatti al popolo e ai soldati veterani lasciati a loro stessi che avanzano nelle zone nemiche come una scolaresca in gita, mietendo morte e distruzione con i propri esigui numeri contro orde di mostri di ogni genere. Ovviamente, ognuno di questi eroi ha un vasto e colorito vocabolario di vaffanculo in tutte le salse e le lingue e gli accenti e le intonazioni del mondo, braccia dal diametro di una sequoia gigante e, ovviamente, dita lunghe come hot-dog oversize.
Non mi dilungherò ulteriormente su questo argomento perchè potrei continuare a scordare altre cose, e per di più se non la smettessi subito potrei iniziare a parlare di Clayton Carmine. E allora sì che faremmo notte. Io adoro quel COG.
Bene, tagliamo qui (anche perchè prima o poi farò una recensione con i controcazzi e allora si riderà davvero) e passiamo ad un nuovo argomento: la musica.
Certamente tutti esulteranno pensando a quali inimmaginabili chicche del mio personale armamentario musicale dalle concezioni discutibilissime di alternativismo, ma partirò a bomba dicendovi quello che è e resta il mio umilissimo parere, e che perciò va seguito pedissequamente da tutti quelli che lo leggono.
IL NUOVO ALBUM DEGLI EVANESCENCE... É UNA CAGATA PAZZESCA!
(92 minuti di applausi, attendere prego)
Bene, ora l'ho detto. Di tutto quel dammaio inutile si salva forse solo una canzone, ed è un forse molto ma molto ipotetico con valenza di irrealtà. Della serie, questo nuovo studio album è una ridondante cagata troicaico-pop-metafisico-metallaro-metaqualcosista-catalettico con endecasillabi sparsi. Non c'è la poesia, non c'è il goth, non c'è la cupa tenebra nè gli angeli di una pace interiore. Non c'è tutta quella poesia che si poteva sentire ragionevolmente in Fallen e tutt'al più di tanto in tanto in The Open Door. Persino roba elettronica come Eternal, unico pezzo elettronico degli Evanescence che digerisco (e lo digerisco anche molto bene e spesso), può farsi lustrare gli stivali da questo penoso tentativo di risalire la ribalta. A quanto pare, visto che la voce di Amy Lee e qualcosa di suonicchiato al piano sembravano funzionare, gli Evanescence pensarono: "Ehi, ragazzi, proviamo a rifilargli qualche cagata epica fatta negli ultimi cinque minuti prima del concerto mentre siamo tutti ubriachi!" ed è così che nasce Evanescence, album omonimo della band che come tutte ha imparato a vendersi bene, ma a vendere male.
Nuovo argomento ripescato dalle torbide nebbie della mente: ho un modem nuovo. Ma come già detto, il pc resta sempre lo stesso. E il wi-fi manco a farsi vedere in giro. Mah.
Altro punto da considerare, appena ripescato col tre per due: la scuola è un campo di battaglia, un asilo dove piccoli politici incalliti crescono. Giusto oggi ho potuto assistere allo scontro fra liste di candidati per il consiglio studentesco in una quantomai inappropriata assemblea d'istituto segregazionista. I fascisti hanno fatto sorrisi e facce da grulli, i comunisti hanno sorriso come ganjofili e hanno aizzato la folla, e quelli di centro, di cui facevano parte i miei compagni di classe, non se li è cagati nessuno. Manco loro fra di loro. Come sempre, insomma.
Che monotonia. Il problema si è poi ingigantito con l'inizio di una serie di recriminazioni indirizzate ai fascisti e al loro simpatico slogan, che ovviamente era di stampo fascista a sua volta. Sai che novità. A farlo presente al pubblico, un simpaticone di sinistra. Com'era ovvio. Io mi domando, siamo a scuola o in parlamento? Siete convinti che l'associazione di ideologie vi renda più fighi? Che il vostro prestigio sia maggiore se ci si accapiglia sulle differenze? Se si accresce il dissapore fra le persone? Non ha senso. Per quanto adulti, siamo in una scuola. Per quanto vogliamo fare la voce grossa e protestare (non che sia qualcosa che non vada fatto, con i tempi che corrono, gli eventi che capitano, le persone che stanno al governo e i beoni che li appoggiano da sotto), stiamo parlando di istruzione. Non dobbiamo mettere in campo l'aborto, i posti in parlamento, il ruolo della chiesa. A quello si pensa fuori dalla scuola. La scuola è un luogo dove ci si informa, dove si impara, dove si spende ore inutili a sentire barbe incravattate che esaltano il passato remoto che va imitato e il passato prossimo che ormai è già remoto nel giro di due minuti. Dove, più di ogni altra cosa, si cresce. Se si concorre ad una carica come quella del rappresentante d'istituto, lo si deve fare per migliorare la vita e l'apprendimento degli studenti fintanto che sono nella scuola. FINE. Niente grandi eroismi, niente patriottismi. La scuola è apolitica, areligiosa (o atea se non vi da fastidio il termine), e apostolic-ah, no, mi sono sbagliato. Maledetti dogmatismi della messa radicati nell'infanzia. Dovrò lavorare a lungo per liberarmene.
Dicevo, la scuola è un luogo neutro. Gli unici sforzi che ci sono concessi al suo interno sono destinati a cambiamenti per il meglio. Per gli studenti. Basta stronzate sulle assemblee con i fighetti di turni al dj-set. Basta con promesse non mantenute, basta con gruppi di idioti ipocriti che si fanno i fighi con i ragazzini dei primi anni e che poi se lo rinfacciano gli uni con gli altri davanti a studenti più maturi, basta con queste scuole di merda che hanno una testa di cazzo e tanti coglioni che la succhiano e la leccano tutt'intorno. Occhei, questa era una metafora disgustosa, ma rende l'idea. Comunque me la sto prendendo troppo. A dir la verità, dovrei fregarmene. Ma anche se ci sono dentro da cinque anni e così ho fatto per questo lasso di tempo, me ne andrò dalla scuola con un botto. La gente mi ricorderà come un frugo fuori dal comune, come avrebbe sicuramente pensato una delle due teste di Zaphod Beeblebrox. L'altra era probabilmente ubriaca di Gotto Esplosivo Pangalattico. Come la mia mente al momento, obnubilata dall'oblio. Fortunatamente è solo un oblio temporaneo, ho troppo da ricordare e troppo cui pensare.
That's all, folks!